Vita e Musica

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Posted by Monia Angeli Category: Vita

Ed eccomi qui. Voglio scrivere il mio primo pezzo per il nuovo blog proprio nel momento in cui sto per allontanarmi da lei.. dalla Musica.

Mi ha divorata, consumata, strapazzata in tutte le sue forme  e ora scappo da lei.. Fra due ore un aereo per Siviglia lascerà in Italia tutto questo fardello che mi sento addosso.. ho bisogno di volare leggera.. ho bisogno di ritrovare Monia… La Musica ti consuma, se la vivi continuamente, se la vivi a pieno, se ne sei assetata, dipendente. Spesso ti lasci consumare, perché non si dice no all’amore e alla passione.. ma finisce che la tua fonte diviene arida e il bello un pattern ripetitivo e allora bisogna partire e capire se, al ritorno,  dopo così tanto tempo si desidera riscegliere questa strada, questa amante, questa pioggia che si infila dappertutto. Mi giro e vedo una lavagna piena di musica da fare, da ascoltare, da insegnare, da imparare e mi sento sfinita. Con lei le emozioni sono forti e ti colpiscono di continuo per tutto il giorno e per tutta la notte…Sono davanti a Diane Schuur, la ascolto, piango di gioia, mi lascio trapassare dalla sua musica, torno a casa giusto in tempo per preparare la scaletta per il mio concerto dell’indomani e mancano già 6 ore al risveglio. Quando la sveglia suona il telefono già squilla per seminari, per concerti, per contest musicali, per proposte; inizio a pensare a cosa proporre in un locale che si vuole avvicinare al Jazz e che mi ha cercato per la direzione artistica. Mi metto ad ascoltare e a studiare brani che sono un po’ di giorni che mi risuonano in testa e siccome so come fanno, che mi chiamano e mi assillano finchè non li studio, do loro lo spazio che cercano e mi perdo nei rimandi delle melodie, nelle caratteristiche musicali dell’autore, nelle armonie che si tendono e rilassano, quasi facessero ginnastica, e lasciano libera la mia voce di creare nuove frasi, nuovi suoni. Inizio ad ascoltare i primi allievi, mi snervo per trasmettere loro quel che in loro sento mancare o essere ancora fievole; con loro arrivano nuovi brani, nuove voci, nuove emozioni, nuovo stupore.

Corro a prepararmi per il mio concerto.. afferro il mio Neumann e via… sentire suonare i miei colleghi mi apre sempre nuovi mondi, nuove curiosità, interagisco con loro, in alcuni momenti temo a lasciarmi trascinare da loro, in altri trascino io stessa, in altri ascolto e riprendo. La mia voce esce piena della stanchezza, piena delle novità degli allievi, piena dei nuovi studi, piena dei concerti ascoltati.. ogni cosa è colore, anche lo sfinimento. Finisco e una rosa dei proprietari del Jazzclub mi fa sentire importante.. la mia voce è arrivata a loro e ha comunicato.. questo è il senso del tutto.

Scappo è già tardi.. il giorno dopo ci sono prove per altri concerti.. e qualche ora accettata senza convinzione per insegnare musica  e italiano nelle scuole statali.. ( colleghi che quando non accetto giorni mi guardano con tale stupore da farmi credere pazza.. ma io sono una musicista e non posso fermarmi a scuola..). Prima degli allievi del pomeriggio riesco a riprendere in mano lo studio, a chiudere un contratto e a preparare alcuni brani per il saggio di fine anno. I ragazzi arrivano con il loro entusiasmo e i loro problemi, con le loro insicurezze e con il loro desiderio di certezze. La sera splendido concerto di Stefano Nanni con orchestra e con Vinicio Capossela… sugli animali immaginari uccisi dal progresso.. l’idra con le sue 100 teste che si muovono sul suono concitato dei violini, la balena spiaggiata ecc.. bellissima idea che mi porta a riflettere sulla possibilità che sia anch’io un animale leggendario, uscito dalla fantasia, che vive d’arte e che il progresso sta portando alla morte con tutte le sue postille, le sue regole, i suoi orari..

Devo partire.. Il cuore batte troppo forte e spesso mi sveglio di notte pensando alle note… note di un brano per il mio disco? Note di un pezzo che non riuscirò a riconoscere? Note che devo insegnare l’indomani? Note che ho sentito in qualche concerto? Note che erano ballate dalle danzatrici russe? Note.. che mi martellano come pioggia, note da cui voglio scappare, note che creano allerta, note che accelerano il ritmo del mio cuore.

Parto fra poco per Siviglia, sola. Per qualche giorno senza telefonate continue, contratti, arrangiamenti, concerti miei e di altri, senza i miei ragazzi che spero continuino a studiare, senza il sorriso di mia figlia che è la musica più potente, senza brani nell’Ipad, senza radio, senza musica… voglio partire senza Musica. Chissà? Chissà se la risceglierò al mio ritorno oppure capirò che è diventata troppo forte, troppo potente, troppo struggente, che mi chiede più di quanto possa.

Per ora voglio solo partire senza di lei.. senza Musica.

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